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mercoledì 16 gennaio 2019

Alessio Lapice

Vivere la scena

27 anni, 12 Agosto 1991 (Leone), Napoli (Italia)
Alessio Lapice

L'attore napoletano è protagonista nei panni di Romolo del film di Matteo Rovere Il primo re. Dal 31 gennaio al cinema.

Alessio Lapice, da Gomorra alla Roma di Romolo e Remo

lunedì 14 gennaio 2019 - Fabio Secchi Frau cinemanews

Alessio Lapice, da Gomorra alla Roma di Romolo e Remo Dai palazzoni fatiscenti e "sgarrupati" di Napoli ai colli selvaggi e mitici di quella che sarà la primigenia Roma. Due luoghi che sono come due anime e che convivono pacificamente in una sola carriera cinematografica: quella di Alessio Lapice. Lui, napoletanissimo, non ha una velo di cadenza partenopea nella voce, perchè gli anni di studio di dizione a Roma lo hanno ripulito di ogni possibilie inflessione dialettale. "Da piccolo", dice "non avevo idea che sarei diventato un attore, ero uno scugnizzo incostante e impulsivo. Nella mia famiglia nessuno fa parte del mondo del cinema".
E invece eccolo muovere i suoi primi passi nel cast della seconda stagione di Gomorra - La serie, in mezzo ai quartieri più difficili e disagiati di una problematica Napoli, andando incontro alle stesse problematiche sociali anche nel film di Bruno Oliviero Nato a Casal di Principe. Nel film, Lapice porta sul grande schermo una storia vera, quella di Amedeo Letizia, un aspirante attore degli Anni Ottanta, che ritorna nella sua città natale perchè il fratello minore è misteriosamente scomparso. "Ogni lavoro su un nuovo ruolo accende nuove sfumature e offre l'occasione di provare sensazioni in crescendo. [...] Nel caso di Nato a Casal di Principe è come se una famiglia ti affidasse le chiavi di casa sua. Sono stato attentissimo ai dettagli e al rispetto verso questa vicenda importante. Volevo realizzare qualcosa di solido, rendere giustizia ai fatti. Affrontare una storia vera fa paura, ma è anche uno stimolo in più". Tanta meticolosità è comunque ripagata dal Nastro d'Argento della Legalità.
Una soddisfazione enorme per un attore che è agli inizi e ancora di più lo sarà essere scelto come co-protagonista, accanto ad Alessandro Borghi, per Il primo re di Matteo Rovere, dove Lapice è disposto ad abbandonare il realismo dei suoi ruoli per abbracciare personaggi da peplum, come quello di Romolo. VAI ALLA BIOGRAFIA COMPLETA

venerdì 11 gennaio 2019 - Alessio Lapice e Alessandro Borghi interpretano Romolo e Remo, i due gemelli che nel 753 a.C. fondarono l'Urbe, tra rivalità e sanguinose battaglie.

Il primo Re: il Natale di Roma tra storia, mito e tanta azione

Ilaria Ravarino cinemanews

Il primo Re: il Natale di Roma tra storia, mito e tanta azione "Il Lazio del 753 a.C., l'anno della fondazione di Roma, era simile a una terra di barbari. Si combatteva con lance dalla punta di bronzo, ci si copriva con pelli di animale. L'agricoltura e la pastorizia erano le forme primarie di sussistenza, le case erano capanne dalle mura di fango. Condizioni di vita che richiamano quelle della Gerusalemme prima di Cristo o degli indiani d'America". Deve ancora uscire in sala, Il primo re di Matteo Rovere, e già il film incassa una promozione: quella di Sergio Iacomoni, presidente del Gruppo Storico Romano, che da 25 anni mette in scena a Roma - nella cornice del Circo Massimo - la ricostruzione "istituzionale" dei natali della città. Un evento che è al centro del film di Rovere, con Alessandro Borghi nei panni di Remo e Alessio Lapice in quelli di Romolo, e sul quale è oggi impossibile avere certezza assoluta: "Si pensa che i due fratelli, che forse non erano nemmeno gemelli, furono allevati da una lupa, ovvero una prostituta - spiega Iacomoni - ma per avere un quadro preciso di quell'epoca possiamo basarci su pochissimi reperti. Roma si è espansa costruendosi addosso: per scoprire cosa accadde davvero intorno al Tevere dovremmo dragare il fiume per almeno 4 metri". L'origine divina della città ("Due fratelli destinati a sfidare gli dei", recita la trama ufficiale del film) ci è stata tramandata tra gli altri da Tito Livio nelle "Storie" e da Plutarco, che nel suo "Vite Parallele" scriveva: "Roma non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina tale da offrire, agli occhi degli uomini, qualcosa di grande e inesplicabile". Ma cosa racconta la leggenda? Secondo la leggenda Romolo e Remo sarebbero i figli di Rea Silvia, sacerdotessa del tempio di Vesta e figlia del re di Albalonga Numitore, che per un capriccio di Marte partorì due figli senza padre. Considerata sacrilega e gettata nel fiume Aniene dallo zio usurpatore Amulio, della sua sorte non si seppe più nulla (ma secondo alcune versioni della storia fu resuscitata dal fiume): i suoi figli Romolo e Remo, nascosti in una cesta, furono tratti in salvo sotto al colle Palatino da una lupa, che invece di divorarli li accudì. Il pastore Faustolo e sua moglie Acca Larenzia, che vivevano poco distante e non avevano figli, trovarono i bambini mentre sorvegliavano il loro gregge e decisero di prenderli con sé. Diventati adulti i due giovani si vendicarono dello zio, ripristinando il regno di Numitore, e decisero di fondare una propria città. Che nacque, contro ogni previsione, dal sangue versato proprio dai due fratelli, coinvolti in una disputa fatale.

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