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giovedì 17 gennaio 2019

Pierfrancesco Favino

Romanzo cinematografico

49 anni, 24 Agosto 1969 (Vergine), Roma (Italia)
occhiello
A volte la vita non ci dà le cose come noi le vogliamo… ma l'importante è che ce le dia.
dal film Baciami ancora (2010) Pierfrancesco Favino è Marco
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Pierfrancesco Favino
David di Donatello 2017
Nomination miglior attore non protagonista per il film Le confessioni di Roberto Andò

Nastri d'Argento 2016
Nomination miglior attore per il film Suburra di Stefano Sollima

David di Donatello 2012
Nomination miglior attore non protagonista per il film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana

David di Donatello 2012
Premio miglior attore non protagonista per il film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana

Nastri d'Argento 2012
Nomination miglior attore per il film ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima

Nastri d'Argento 2012
Premio miglior attore per il film ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima

David di Donatello 2010
Nomination miglior attore non protagonista per il film Baciami ancora di Gabriele Muccino

Nastri d'Argento 2010
Nomination miglior attore non protagonista per il film Baciami ancora di Gabriele Muccino

Roma Fiction Fest 2009
Premio miglior attore miniserie per il film Pane e libertà di Alberto Negrin

Roma Fiction Fest 2007
Premio miglior attore miniserie per il film Liberi di giocare di Francesco Miccichè

Nastri d'Argento 2006
Premio miglior attore per il film Romanzo criminale di Michele Placido

David di Donatello 2006
Premio miglior attore non protagonista per il film Romanzo criminale di Michele Placido

Nastri d'Argento 2006
Nomination miglior attore per il film Romanzo criminale di Michele Placido

David di Donatello 2006
Nomination miglior attore non protagonista per il film Romanzo criminale di Michele Placido



Intervista a regista e protagonisti di A casa tutti bene, opera corale sulle fragilità e le contraddizioni di una famiglia allargata. Al cinema dal 14 febbraio.

Gabriele Muccino: «mai provata un'esperienza così epica e intensa»

lunedì 5 febbraio 2018 - Alessandra Vitali cinemanews

Gabriele Muccino: «mai provata un'esperienza così epica e intensa» A casa tutti bene è la storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d'Oro dei nonni sull'isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un'improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a rimanere sull'isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti,  paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine. "Al di là del risultato, perchè nessuno poteva immaginare fino in fondo come il film sarebbe apparso una volta finito, già durante la lavorazione sentivamo che c'era un motivo forte per fare questo film e per farlo con uno spirito fortemente motivato". Gabriele Muccino, regista In attesa dell'uscita al cinema del 14 febbraio, Gabriele Muccino, insieme ad alcuni degli interpreti del film - Stefania Sandrelli, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore (qui in veste anche di co-sceneggiatrice), racconta il lavoro sul set, le caratterizzazioni di personaggi dalle mille sfumature, il modo in cui ciascuno di questi personaggi è pensato e messo in scena per ricreare la quotidianità, la verosimiglianza, le difficoltà affrontate ogni giorno dalla gente comune.

Gli italiani su Netflix, Pierfrancesco Favino

giovedì 10 marzo 2016 - Paola Casella cinemanews

Gli italiani su Netflix, Pierfrancesco Favino

L'attore è il protagonista fragile e massiccio di Senza nessuna pietà.

Pierfrancesco Favino, sulle spalle del gigante

martedì 9 settembre 2014 - Marzia Gandolfi cinemanews

Pierfrancesco Favino, sulle spalle del gigante Non è nuovo ai cattivi Pierfrancesco Favino, volto criminale del Libano della Magliana (Romanzo criminale), agente antisommossa della Polizia che ripulisce gli stadi e 'scarica' sugli ultras (ACAB), industriale senza palle e senza scrupoli nella Torino di Giuliano Montaldo (L'industriale). Eppure questa volta e dentro l'opera prima di Michele Alhaique, il suo villain abdica le tinte forti e si converte alla sfumatura, scivolando gradualmente da un colore a un altro. Gigante dal cuore d'oro e la mano pesante, Mimmo è il nipote timido, introverso e ingombrante di un criminale romano, che naviga a gonfie vele nella crisi e presta denaro a interessi esorbitanti a imprenditori al collasso. Mimmo riscuote per lui i crediti insoluti e spacca le ossa agli insolventi. Ma lui è diverso dallo zio e dal cugino, a cui strappa quella lolita di Latina che Manuel vorrebbe comprare e che lui invece sogna di sposare, di portare via dalla provincia del mondo. Perché Tania produce emozioni e ragioni per ricominciare. Continua »

   

Tra polemiche e sorprese, presentato a Roma il thriller di Stefano Sollima.

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata

lunedì 23 gennaio 2012 - Ilaria Ravarino cinemanews

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata C'è chi lo paragona a L'odio di Mathieu Kassovitz e chi torna a ragionare sui poliziotteschi dell'Italia anni '70, Roma a mano armata di Umberto Lenzi, La polizia incrimina, la legge assolve di Enzo Castellari. Chi se la prende perché con questi film invece non c'entra niente, e pare piuttosto un Romanzo criminale al contrario, fatto di guardie farabutte quanto i criminali che dovrebbero acchiappare.
Tratto dall'omonimo libro inchiesta di Carlo Bonini, ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima, al cinema da venerdì, fa discutere in capannelli critici e giornalisti. Il ritorno al cinema di genere accende la fantasia del cinefilo, i riferimenti all'attualità eccitano il cronista. Nel pubblico c'è anche un poliziotto, venuto per guardare in anteprima il film sulla Celere che da settimane infiamma i blog della Polizia di Stato. Il cast (Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti e Domenico Diele) non nasconde un certo nervosismo accendendo i microfoni per l'incontro con la stampa romana, perché l'uscita in sala, in 300 copie, si prevede burrascosa: la Polizia «non ha ostacolato le riprese - dice il regista - ma non le ha nemmeno agevolate», e il ritratto impietoso della Capitale, stretta in una morsa di cattiva politica e violenza, potrebbe andare di traverso (anche) agli amministratori capitolini. Continua »

Lucio Pellegrini ritrae gli uomini come personaggi sfaccettati, complessi e anche negativi.

La vita facile (dei maschi)

venerdì 25 febbraio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

La vita facile (dei maschi) "Forse è vero. Forse potrebbe sembrare un film vagamente misogino". La nuova commedia di Lucio Pellegrini, La vita facile, ha diviso il pubblico e lui lo sa. Perché una metà del cielo, quella che (al cinema) non porta ancora i pantaloni, ieri è uscita dalla sala un po' meno contenta dell'altra. "Il film si focalizza sui personaggi di Favino e Accorsi, perché è la loro amicizia che volevo raccontare – ha detto Pellegrini a margine della conferenza stampa romana - Capisco che il personaggio di Vittoria Puccini possa innervosire, che sia difficile empatizzare con una dark lady viziata, capricciosa e pariolina. Ma questo è un film di maschi".
Anche in conferenza stampa i mattatori sono Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi. Irresistibile il primo, spalla sorprendentemente vivace il secondo, invisibili le donne: la Puccini che si limita a trovare la sua dark lady "buffa e divertente, un po' manipolatrice e un po'ragazza fragile", e la sempre più brava Camilla Filippi, capace di dare corpo al carattere più involuto, madre e santa donna "la cui consapevolezza serve a far risaltare la natura complessa degli altri".
Storia d'amore e amicizia tra medici, impegnati in un ospedale del Kenya settentrionale, per Pellegrini "il film non fa retorica sul mondo africano. Mi interessava l'Africa come teatro in cui far emergere per contrasto le caratteristiche di questi uomini così profondamente italiani. Personaggi sfaccettati, complessi e anche negativi". Favino dribbla con eleganza l'inevitabile paragone con la vecchia commedia all'italiana, "un ritorno sociologicamente preoccupante – dice – perché se ancora oggi continuiamo a rappresentare italiani simpatici e farabutti, vuol dire che forse siamo proprio così". Il clima da spogliatoio, che ha regalato al film ottimi momenti di improvvisazione, si respira anche dal vivo. Vola qualche battuta sul calcio, Favino lancia stoccate alla Roma, squadra del cuore, e l'emigrante Accorsi ricorda gli insulti dei francesi "subito dopo i maledetti Europei". Applausi a fine conferenza, il team funziona, il film è benedetto in chiusura dal produttore Domenico Procacci. La sala si svuota e Pellegrini resta accanto alla moglie, Camilla Filippi, impegnata in un'intervista. "Il prossimo film – promette sottovoce, e c'è da credergli – lo faccio con un cast tutto al femminile. Una storia di donne, che tocchi temi che il nostro cinema, purtroppo, non riesce ancora a raccontare".

Lucio Pellegrini torna al cinema con una commedia corale sulla precarietà.

Figli delle stelle: la banda brancaleone

lunedì 18 ottobre 2010 - Marzia Gandolfi cinemanews

Figli delle stelle: la banda brancaleone Dopo liceali "seriali" e famiglie disfunzionali, Lucio Pellegrini torna sul grande schermo con una commedia corale che riflette sul precariato e sulla difficoltà degli italiani ad aderire ai politici che li rappresentano. Ispirato dallo sguardo empatico di Monicelli e influenzato dalla migliore commedia all’italiana, Pellegrini alza il tiro e realizza un film amaro addolcito da un cast in stato di grazia. Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Paolo Sassanelli, Giorgio Tirabassi, Fabio Volo e Claudia Pandolfi costituiscono un gruppo (anti)eroicomico deciso a cambiare lo stato delle cose e, per questo, a sequestrare un celebre quanto impopolare ministro della salute. Niente andrà come previsto e l’improbabile banda di precari muoverà lungo una serie di prove e di imprese che non li condurranno alla gloria ma a uno scacco e a un più modesto "piatto di pasta e ceci". A Roma per presentare il loro film, Pellegrini e il suo cast ci raccontano il malessere sociale e una generazione che ripiega sulla nostalgia e sulla canzone vintage.

Commedia & realtà
Lucio Pellegrini: Considero Figli delle stelle una commedia fortemente radicata nella realtà quotidiana. In Italia si producono molte commedie ma quasi mai aderenti al periodo storico che stiamo vivendo. Così ho pensato ai miei registi preferiti, da Monicelli a Pietrangeli, e ho creato una banda di magnifici perdenti che credono di poter fare qualcosa di buono e di reggere lo stress di un’impresa senza senso. Ma la loro naturale vocazione alla "sfiga" è evidente da subito e così finiscono per sequestrare uno dei pochi uomini politici che crede davvero nel suo lavoro e che cerca di farlo nel modo migliore. Sarà proprio la relazione con l’onorevole Stella di Giorgio Tirabassi ad alimentare e illuminare le loro coscienze.

Cast stellare
Lucio Pellegrini: Nel mettere insieme il cast e la mia banda improvvisata di rapitori ho pensato senza ombra di dubbio ai Soliti ignoti di Monicelli. Ho sempre ammirato lo sguardo empatico del maestro sui perdenti della terra, sguardo troppo poco praticato dal nostro cinema. Del magnifico risultato raggiunto devo ringraziare tutti i miei attori che, nonostante le diverse esperienze e provenienze, hanno saputo creare sul set una sintonia perfetta. L’armonia tra gli attori era fondamentale per la riuscita del film dal momento che Figli delle stelle si sforza di partire proprio dai personaggi, precari dell’esistenza che condividono un disagio comune da cui vorrebbero emanciparsi.

Il cuore della commedia
Lucio Pellegrini: Il cuore della mia commedia sta tutto nell’applauso finale che scroscia dopo la liberazione dell’onorevole Stella. Quell’applauso racconta molto bene l’ipocrisia diffusa in questo Paese. Volevo esprimere col sorriso che quello che abbiamo è quello che in fondo ci meritiamo, perché gli italiani sono come la comunità valdostana descritta nel film: prima partecipano al rapimento e prendono i soldi e poi applaudono la scarcerazione di un innocente. Prima partecipano a un’azione illegale e poi si scandalizzano per quella stessa azione.

Alan Sorrenti e i favolosi anni Ottanta
Lucio Pellegrini: Il titolo del mio film nasce in seconda battuta. Avevo deciso di chiudere un gruppo di rapitori improvvisati dentro una casa che non veniva aperta dagli anni Ottanta. A quel punto mi sono chiesto, cosa avrebbero trovato i miei protagonisti in quell’appartamento? Quali dischi? Quale musica? E così oltre a Finardi ho pensato a Sorrenti e alla sua canzone, probabilmente simbolo di quella generazione. Volevo che a unire in un corpo solo i personaggi non fosse soltanto il disagio sociale ma anche una canzone. Una canzone da condividere dentro una pausa ludica.

Il padano
Fabio Volo: Sono entusiasta di aver partecipato a un film che ha qualcosa di importante da dire. Il mio ruolo mi ha subito appassionato soprattutto perché mi offriva l’opportunità di indossare dopo trenta lunghi anni una giacca di jeans col pelo. Quando, dopo la lettura della sceneggiatura, Pellegrini mi confessò che avrei indossato quella giacca per tutto il film il mio cuore ha esultato perché negli anni Ottanta ne avevo una uguale a cui ero affezionato e che mia madre finì per buttare a mia insaputa. Ho chiesto alla fine delle riprese che mi venisse regalata e così è stato, adesso quella giacca è nella mia casa di Roma. Mi vergogno a indossarla a Milano ma a Roma è ancora di moda. Scherzi a parte trovo che Lucio abbia reso onore alla sceneggiatura con la sua regia, realizzando una commedia sul precariato non tanto professionale quanto esistenziale. Tutti i personaggi, compreso il mio, vivono in attesa di qualcosa e di qualcuno, e in quella sospensione si finisce spesso per fare qualsiasi cosa.

Il rivoluzionario
Giuseppe Battiston: Il mio personaggio è un disgraziato vero, un assistente di sociologia livoroso e rancoroso che cerca in ogni modo di ribaltare i piani dei suoi strampalati compagni. Bauer è però un puro di cuore, un rivoluzionario che come me comprò un eskimo tanti anni fa convinto che prima o poi gli sarebbe servito. Quello che indosso nel film è davvero mio ma mai avrei pensato che un giorno mi sarebbe stato utile per girare un film.

Il bravo ragazzo
Pierfrancesco Favino: Mi piaceva l’idea di partecipare a una commedia che affrontasse il disagio sociale con il sorriso e una buona dose di cinismo. Il mio personaggio ha superato i trentacinque anni ed è un istruttore ISEF precario, sogna di aprire un ristorante e di trovare una posizione nel mondo ma finisce con un gruppo di compagni sghembi come lui per rapire un onorevole. Pepe è soltanto un bravo ragazzo che spera con un rapimento di cambiare il mondo, un mondo in cui da troppo tempo si sente spaesato.

   

Dopo il Festival di Berlino arriva il nuovo film di Silvio Soldini.

Cosa voglio di più, una domanda e un'affermazione

martedì 27 aprile 2010 - Gabriele Niola cinemanews

Cosa voglio di più, una domanda e un'affermazione Lo so è un titolo strano per essere un film di Silvio Soldini. Sembra più un film giovanilista" sono gli sceneggiatori ad ammettere subito la stranezza, Cosa voglio di più infatti era il titolo di lavorazione del film (anche se di solito i film di Soldini durante la lavorazione si chiamano con il nome della protagonista) scelto da Doriana Leondeff per caso "mi sembrava triste solo 'Anna e Domenico', così per associazione di idee con la canzone di Battisti ho pensato a Cosa voglio di più, ma non era una cosa definitiva, invece poi è piaciuto così a tanto a tutti, produttori inclusi che l'abbiamo mantenuto". E pure il regista ha gradito la scelta perchè "in certi momenti è una domanda che i personaggi sembrano chiedersi, in altri invece è un'affermazione che potrebbero fare".
Passato fuori concorso a Berlino e centrato sui due attori protagonisti, Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino, Cosa voglio di più sembra proseguire il discorso di Giorni e nuvole, cioè la descrizione di una vita ordinaria resa difficile dal contesto sociale ed economico. Ed in effetti di cose che i due protagonisti "vogliono di più" ce ne sono tante e in molti momenti è proprio il non sapere a cosa tengano maggiormente a portare avanti il racconto di Anna e Domenico, individui "sistemati" nel grande incastro sociale-metropolitano ma relegati ai margini della città e del mondo lavorativo, precari ognuno a modo proprio, dotati di una stabilità economica non di ferro (specie Domenico) e con una vita inquadrata in una famiglia o in una convivenza.
L'incontro casuale tra i due scatena però l'amore imprevisto, si piacciono subito e progressivamente si amano sempre di più, sempre di nascosto, fino per l'appunto a chiedersi se tengano di più alla vecchia vita o alla nuova.

Muccino e tutto il cast per la presentazione a Roma.

Baciami Ancora: dieci anni dopo...

martedì 26 gennaio 2010 - Marianna Cappi cinemanews

Baciami Ancora: dieci anni dopo... Carlo, Giulia, Marco, Paolo, Adriano, Alberto, Livia e Veronica hanno dieci anni in più. Ce li ha anche Gabriele Muccino, che in mezzo ha visto Hollywood e le peripezie della vita, la propria e quella degli amici. Nell’idea di riprendere con Baciami ancora -come Bergman o Arcand o Solondz- i fili delle storie inaugurate da L'ultimo bacio, si affaccia ancora l’ambizione, la sana ambizione dell’ex ragazzo prodigio, che per il resto evita di scivolare sul personale e manda avanti i suoi attori. Sono loro ad animare la conferenza stampa, facendo gruppo e testimoniandogli fedeltà e gratitudine.
Il film uscirà in sala il 29 gennaio in più di 600 copie, alcune delle quali per la prima volta sottotitolate per i non udenti. "Ci sono persone che non riescono mai a vedere un film italiano al cinema, sono costrette ad aspettare l’uscita in dvd o il passaggio tv –spiega il produttore Domenico Procacci- sarebbe bello che le sale si attrezzassero d’ora in poi con dei display appositi, se c’è qualche non udente in sala; ci vorrà del tempo, ma speriamo che questo impegno vada avanti." Per ora, hanno aderito l’Apollo di Milano, il Modernissimo di Napoli, l’Astra di Padova, il Piccolo di Bari e il Politecnico Fandango di Roma.

Il film racconta di un gruppo di quarantenni squinternati. È un gruppo particolarmente sfortunato o rappresenta uno spaccato reale?
Muccino: Non voglio che si pensi che questo è un film sui quarantenni come non volevo che all’epoca dell’Ultimo bacio si pensasse che facevo un film sui trentenni: non mi posso mettere in cattedra, la mia è una visione limitata. Ma quel che vedo è una generazione in cui il rapporto di coppia è più nevrotizzato e complesso di anni fa, alle donne si chiede moltissimo e gli uomini vivono un profondo disorientamento e hanno bisogno di parlare tra loro per cercare di capire le loro donne.

Nel suo film i bambini sono testimoni muti, vittime che ci guardano?
Muccino: La responsabilità di chi siamo e cosa tramandiamo ai nostri figli è una responsabilità grande, i collassi famigliari fanno dei bambini degli adulti con dei problemi quasi certi. È un fenomeno nuovo, mai come ora ci sono in Italia tanti figli di coppie separate o divorziate e cosa ne sarà dei bambini di oggi quando saranno adulti non lo possiamo sapere, non ancora.

L'epopea di Giuseppe Di Vittorio.

Pane e libertà, intervista al cast

mercoledì 11 marzo 2009 - Alessandra Giannelli cinemanews

Pane e libertà, intervista al cast Grande attesa per la messa in onda della fiction che narra le "gesta" di Giuseppe Di Vittorio, fervente sindacalista, amico di Gramsci e di Togliatti che, fino alla fine, combatté per i suoi ideali. A dargli corpo e voce è lo straordinario Pierfrancesco Favino, attore ormai affermato che ha reso questo personaggio al meglio, sotto la guida registica di Alberto Negrin.
Una co-produzione Rai Fiction-Palomar-Endemol, prodotta da Carlo Degli Esposti. Presenti, oltre al cast (Raffaella Rea, che interpreta Carolina, la moglie di Di Vittorio; Danilo Nigrelli, Massimo Wertmuller, Giuseppe Zeno, Frank Crudele, Francesco Salvi, etc...), Nichi Vendola, presidente della regione che, a Di Vittorio, diede i natali: la Puglia (che è anche co-produttrice), ma anche il Presidente della "Fondazione Di Vittorio", Carlo Ghezzi (in rappresentanza, in questa sede, anche della CGIL).
In onda su Rai Uno domenica 15 e lunedì 16 marzo, quella di Di Vittorio è la storia di un uomo, così introduce Tinni Andreatta (responsabile Rai Fiction), che ha combattuto per i massimi principi della nostra costituzione e della nostra vita democratica e l'ha fatto sin dall'inizio del secolo, per i diritti dei braccianti, ma poi, durante il fascismo e nell'Italia democratica, per i diritti di tutti i lavoratori. E' la storia di un uomo che aveva una forza "rocciosa", un combattente che si è sempre esposto ed ha rischiato in prima persona, un condottiero che sapeva parlare alla gente e che difendeva i diritti di tutti e, per questo, aveva un'idea della politica estremamente alta e nobile, assoluta, certe volte anticonformista, trovandosi "stretto" anche all'interno del suo stesso partito. La storia di questo film è il racconto del suo coraggio, dei suoi ideali, della sua forza morale. Nella prima parte del film, è raccontato lo "scontro" epico tra Di Vittorio e il latifondista di Cerignola per i lavoratori che combattono per i diritti più elementari: il pane e la libertà. Di Vittorio, che era un autodidatta, aveva capito che il padrone proprio nelle parole aveva la sua forza sul lavoratore spesso analfabeta. Segue, quindi, l'avvento del fascismo con gli scontri che ne derivarono, fino a giungere alla fase democratica, in cui Di Vittorio manifesta quello che è il suo massimo pensiero: l'unità dei lavoratori.

Andrew Adamson, Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino presentano il secondo capitolo della saga di C.S. Lewis.

Le cronache di Narnia: il regista, il Re e il cattivo

lunedì 21 luglio 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Le cronache di Narnia: il regista, il Re e il cattivo Duecentonovantunomilioni e settecentonovemila e rotti dollari è l'incasso raggiunto in patria dal primo capitolo de Le cronache di Narnia, portato sul grande schermo grazie agli sforzi di Douglas Gresham, figlio della moglie dell'autore della saga nonché responsabile creativo ed artistico della fondazione C.S. Lewis e della C.S. Lewis Company. Dopo il notevole successo de Il leone, la strega e l'armadio, Gresham si è immediatamente attivato per trasformare anche il secondo capitolo "di un sogno durato tutta la vita" in un film che potesse ricreare il regno di Narnia e ottenere gli stessi risultati. È ancora una volta Andrew Adamson (già regista di Shrek uno, due e tre) ad assumersene la responsabilità, circondandosi dello stesso staff che lo aveva affiancato nel primo adattamento cinematografico. Gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, i produttori Mark Johnson e Philip Steuer, lo scenografo Roger Ford, l'ideatrice dei costumi Isis Mussenden, nonché Georgie Henley, Skandar Keynes, Anna Popplewell e William Moseley, in altre parole i fratelli Lucy, Edmund, Susan e Peter Pevensie, tornano a far parte della squadra (vincente) di Adamson. E se il secondo capitolo si arricchisce di nuovi personaggi, non mancano le new entry nel cast che vanta, tra gli altri, i volti di Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino nei ruoli del cattivissimo Re Miraz e del suo braccio destro Lord Glozelle.

Moschettieri del Re - La penultima missione

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,74)
Un film di Giovanni Veronesi. Con Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Margherita Buy.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2018. Uscita 27/12/2018.

Rachel

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,50)
Un film di Roger Michell. Con Rachel Weisz, Sam Claflin, Holliday Grainger, Iain Glen, Pierfrancesco Favino.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2017. Uscita 15/03/2018.

A casa tutti bene

* * - - -
(mymonetro: 2,24)
Un film di Gabriele Muccino. Con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2018. Uscita 14/02/2018.

Chi m'ha visto

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,53)
Un film di Alessandro Pondi. Con Pierfrancesco Favino, Beppe Fiorello, Mariela Garriga, Dino Abbrescia, Mariolina De Fano.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2017. Uscita 28/09/2017.

Moglie e marito

* * * - -
(mymonetro: 3,13)
Un film di Simone Godano. Con Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea, Sebastian Dimulescu, Gaetano Bruno.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2017. Uscita 12/04/2017.
Filmografia di Pierfrancesco Favino »

domenica 30 dicembre 2018 - Una nuova Armata Brancaleone dallo spirito dissacrante, ben interpretata e molto ben confezionata. Recensione di Paola Casella, legge Veronica Bitto.

Moschettieri del Re - La penultima missione, la video recensione

A cura della redazione cinemanews

Moschettieri del Re - La penultima missione, la video recensione Dopo trent'anni di onorata attività, i moschettieri sono invecchiati: D'Artagnan fa il maialaro; Athos si diletta con incontri bisex ma ha un braccio arrugginito; Aramis fa l'abate e non tocca più le armi; e Portos è schiavo dell'oppio e del vino. Ciononostante, quando la regina Anna d'Austria affida loro un'ultima missione, i moschettieri risalgono a cavallo, di nuovo tutti per uno, e uno per tutti.
È chiaramente una nuova Armata Brancaleone quella che Veronesi vuole portare sugli schermi.
La creatività linguistica è affidata principalmente al genio attoriale di Favino, e le interazioni verbali sono divertenti e ben congegnate, con l'aggiunta di parecchie e opportune improvvisazioni. Il tallone d'Achille del film è la regia, che stenta a mantenere la tensione comica e cede al "buonismo" finale. Ma la confezione resta di livello.
In occasione dell'uscita al cinema di Moschettieri del re - La penultima missione, Veronica Bitto interpreta la recensione di Paola Casella.

   

sabato 29 dicembre 2018 - Nell'opera di Veronesi il riferimento alla vecchiaia diventa una metafora sulla commedia di un tempo che prova a risorgere dal ritiro in cui si trova. Ora al cinema.

Moschettieri del Re, una fiaba che rispolvera la brillantezza di Dumas

Roy Menarini cinemanews

Moschettieri del Re, una fiaba che rispolvera la brillantezza di Dumas Non deve stupire che Moschettieri del re lavori sulla dimensione ironica del testo di Dumas, visto che il ciclo dello scrittore francese si è sempre prestato sia allo stile brillante delle trasposizioni sia a simpatiche parodie. Del resto i tre romanzi che danno vita alla saga dei Moschettieri, pienamente inscritti nella letteratura popolare di metà Ottocento, sono anche un esempio di proto-industria culturale, dove il romanzo a puntate ci costringe a retrodatare tante forme di serialità contemporanea - un'esigenza, quella della narrazione a episodi, che ha ormai una storia molto lunga. Ecco dunque che, al pari di altri capolavori letterari (sebbene Dumas abbia dovuto attendere parecchio per una legittimazione critica e artistica), anche I tre moschettieri resiste bene a qualsiasi satira, e anzi la comprende volontariamente nel testo di partenza. In Italia, poi, siamo ancora più abituati e non solo per la più volte citata eredità della commedia all'italiana in costume (L'armata Brancaleone in primis), ma anche per una nostra specifica natura culturale di presa per i fondelli dell'autorità intellettuale. Basti ricordare che proprio "I quattro moschettieri" (sottolineando il numero originale comprensivo di D'Artagnan) era il titolo di una fortunatissima e storica trasmissione radiofonica che andò in onda nel lontano 1934 - allora c'era la EIAR, e non la successiva RAI. Il programma rappresentò il primo successo di massa della radio in Italia. Gli autori, Angelo Nizza e Riccardo Morbelli, crearono una riedizione del romanzo in chiave comica, con riferimenti all'attualità e un gusto sarcastico buono anche per il pubblico delle famiglie, che in effetti risposero entusiasticamente.

venerdì 21 dicembre 2018 - Su MYmovies.it una clip inedita del film che rilegge con ironia i personaggi leggendari di Dumas. Dal 27 dicembre al cinema.

Moschettieri del Re: «ecco perché ci chiamiamo così e non spadaceri»

a cura della redazione cinemanews

Moschettieri del Re: «ecco perché ci chiamiamo così e non spadaceri» D'Artagnan, Porthos, Athos, Aramis. Oggi sono un allevatore di bestiame con un improbabile accento francese, un castellano lussurioso, un frate indebitato e un locandiere ubriacone, che per amor patrio saranno di nuovo moschettieri. Cinici, disillusi e sempre abilissimi con spade e moschetti, saranno richiamati all'avventura dalla Regina Anna per salvare la Francia dalle trame ordite a corte dal perfido Cardinale Mazzarino con la sua cospiratrice Milady. Affiancati nelle loro gesta dall'inscalfibile Servo muto e da un'esuberante Ancella, i quattro - in sella a destrieri più o meno fedeli - combatteranno per la libertà dei perseguitati Ugonotti e per la salvezza del giovanissimo, parruccato e dissoluto Luigi XIV. Muovendosi al confine tra realtà e fantasia, i nostri si spingeranno fino a Suppergiù, provando a portare a termine un'altra incredibile missione. Difficile dire se sarà l'ultima o la penultima. "I moschettieri sono innanzitutto personaggi realmente esistiti, per cui non ci si inventa nulla, ma mi piaceva raccontarli in modo diverso. In realtà non erano questi spadaccini che si pensa, ma erano famosi per un altro motivo: perché erano dei tiratori scelti. Erano dei James Bond dell'epoca" Giovanni Veronesi, regista Diretto da Giovanni Veronesi, Moschettieri del Re - di cui presentiamo in anteprima una clip inedita - sarà al cinema da giovedì 27 dicembre, distribuito da Vision. Nel cast, tra gli altri, troviamo Pierfrancesco Favino (D'Artagnan), Valerio Mastandrea (Porthos), Rocco Papaleo (Athos), Sergio Rubini (Aramis), Margherita Buy (la regina Anna), Alessandro Haber (Mazzarino), Giulia Bevilacqua (Milady), Lele Vannoli (il servo) e Matilde Gioli (l'ancella).

   

martedì 11 dicembre 2018 - Valerio Mastandrea, Sergio Rubini, Rocco Papaleo e Pierfrancesco Favino sono i moschettieri del re. Dal 27 dicembre al cinema.

Veronesi: «I Moschettieri erano i James Bond dell'epoca»

Claudia Catalli cinemanews

Veronesi: «I Moschettieri erano i James Bond dell'epoca» Una fiaba d'azione, perfetta come film per famiglie. Questo è Moschettieri del re - La penultima missione, commedia corale sui personaggi leggendari di Dumas firmata da Giovanni Veronesi, la cui uscita in sala è prevista per il 27 dicembre. Protagonisti Pierfrancesco Favino, nei panni di D'Artagnan, e i tre moschettieri Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo, Sergio Rubini. Sul versante femminile spicca invece la regina Margherita Buy, la giovane Matilde Gioli, Valeria Solarino e Giulia Bevilacqua nei panni di Milady. Girato tra il Palazzo reale di Genova e la Basilicata, il film racconta una banda di moschettieri costretti a reinventarsi. In occasione dell'uscita al cinema di Moschettieri del re - La penultima missione, il regista Giovanni Veronesi racconta il film.

   

lunedì 10 dicembre 2018 - Il nuovo film di Veronesi promette rocambolesche avventure e tanta comicità. Da giovedì 27 dicembre al cinema.

Moschettieri del Re, una fiaba d'azione perfetta come film per famiglie

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Moschettieri del Re, una fiaba d'azione perfetta come film per famiglie Una fiaba d'azione, perfetta come film per famiglie. Questo è Moschettieri del re, commedia corale sui personaggi leggendari di Dumas firmata da Giovanni Veronesi, la cui uscita in sala è prevista per il 27 dicembre. Protagonisti Pierfrancesco Favino, nei panni di D'Artagnan, e i tre moschettieri Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo, Sergio Rubini. Sul versante femminile spicca invece la regina Margherita Buy, la giovane Matilde Gioli, Valeria Solarino e Giulia Bevilacqua nei panni di Milady. Girato tra il Palazzo reale di Genova e la Basilicata, il film racconta una banda di moschettieri costretti a reinventarsi. "Siamo quattro supereroi a cui è stata tolta forzatamente la tutina, ognuno infatti ha ripreso a fare la vita di tutti i giorni. Ad ogni modo, quando la regina ha bisogno di noi ecco che volentieri rinforchiamo le tutine, con tutti i nostri acciacchi e sogni". Pierfrancesco Favino VAI ALLA OVERVIEW COMPLETA

   

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