Le due orfanelle [1]

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Un film di D.W. Griffith. Con Joseph Schildkraut, Lillian Gish, Dorothy Gish, Frank Losee, Katherine Emmet.
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Titolo originale Orphans of the Storms. Muto, durata 154’ (incluse “overtures” all’inizio di ciascuna parte/including “overtures” at the start of each part) [+ intervallo/intermission min. - USA 1921.
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Tratto da una commedia teatrale di Adolphe Philippe d'Ennery ed Eugene Cormon, vede nei ruoli principali le due sorelle (anche nella realtà) Lillian e...
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Le giornate del cinema muto
Locandina Le due orfanelle [1]

Come si evince dai titoli di testa del film, Orphans of the Storm era basato su The Two Orphans di Eugène Cormon e Adolphe D’Ennery. Il dramma originale, intitolato Les deux orphelines, aveva debuttato al parigino Théâtre de la Porte Saint-Martin nel gennaio del 1874. Accolto da buone critiche e da un enorme successo di pubblico, il testo divenne subito oggetto di pirateria da parte di anonimi traduttori che rivendevano sottobanco le loro versioni in inglese ad impresari stranieri i quali si affrettavano a mettere in scena queste illecite traduzioni prima di incappare nei rigori della legge. Contemporaneamente, ma con tempi di attesa più lunghi per poter disporre di copioni rappresentabili, più scrupolosi impresari londinesi e newyorkesi avevano negoziato i diritti per gli adattamenti autorizzati di John Oxenford (Londra) e di N. Hart Jackson (New York), quest’ultimo per A.M. (Harry) Palmer, manager dello Union Square Theatre di Manhattan. Le versioni non autorizzate del dramma – per certi versi più fedeli al testo originale francese rispetto agli adattamenti, alterati per assecondare i gusti degli spettatori di Londra e di New York – erano state bloccate dalla legge ma non vennero mai estirpate del tutto dal repertorio. Queste traduzioni pirata rispuntavano periodicamente nel circuito rurale americano e, in seguito, compromisero l’acquisizione dei diritti della versione teatrale americana di Jackson-Claxton da parte di Griffith. Gli stessi testi non autorizzati incoraggiarono il regista a modificare alcuni elementi della trama per accrescere la suspense del film. La versione autorizzata di N. Hart Jackson aveva debuttato nel dicembre 1874, con la ventiseienne Kate Claxton nel ruolo di Louise e un’altra popolare giovane attrice del momento, Kitty Blanchard, in quello di Henriette. La Blanchard sarebbe poi passata ad altri ruoli, mentre Kate Claxton si identificò a tal punto con la sfruttata e maltrattata orfanella cieca che, subito dopo il 1874, si fece cedere da Palmer e Jackson i diritti per il mercato americano, e, fondata una sua “combination company” (vale a dire che il melodrammatico copione di Jackson veniva integrato con numeri musicali e di varietà), si esibì nei teatri dell’entroterra americano per oltre un trentennio, con una grande ripresa finale a New York nel 1904. Nel 1921 Griffith acquisì da Kate Claxon quelli che lui riteneva fossero i diritti esclusivi sul dramma per poi scoprire che tali diritti erano invece scaduti. Il regista avrebbe in seguito appreso che, in virtù della versione cinematografica prodotta da William Fox nel 1915 e diretta da Herbert Brenon, con Theda Bara nel ruolo di Henriette e Jean Sothern in quello di Louise – versione a quanto pare basata su svariate rielaborazioni, autorizzate e no, del copione –, il copyright americano era ora nelle mani di Fox. Era quindi necessario venire a patti direttamente con Fox. Pertanto, la frase “in base agli accordi raggiunti con Kate Claxton” che appare nei titoli di testa di Orphans of the Storm nasconde opportunamente la vexata quaestio del copyright che Griffith preferisce elidere. La versione Palmer-Jackson-Claxton del dramma era composta da sette scene inizialmente divise in quattro atti che partire dagli anni Novanta diventarono tre. Ansioso di emulare il più possibile la produzione di Parigi, Palmer aveva inviato il suo direttore di scena al Théâtre de la Porte Saint-Martin per ottenere i bozzetti dei costumi originali, i disegni e i plastici delle scenografie ammirati dagli spettatori parigini. Quattro di quelle scenografie sono fedelmente riprodotte nel film di Griffith: le strade parigine in cui le due orfanelle giungono in città e vengono separate; il covo sotterraneo dei Frochard; la facciata occidentale di Saint-Sulpice, con tanto di tempesta di neve ricreata sul set dagli effetti speciali di Richard Marston; e la sequenza che si apre sul carcere femminile della Salpetrière, dove Henriette, tradita da Robespierre e arrestata e fatta imprigionare dal conte De Linières, sta per essere deportata nella colonia penale della Cayenna, lontano dalle premurose attenzioni del suo aristocratico corteggiatore, il cavaliere De Vaudrey. Alcuni dei bozzetti di scena, già molto familiari e popolari tra gli spettatori del dramma teatrale, furono riprodotti anche sulle copertine degli spartiti con le canzoni e la musica di scena di Henry Tissington, direttore dell’orchestra dello Union Square Theatre, che le aveva fatte pubblicare in versione semplificata per piano. Sia nella versione parigina che in quella americana, l’azione di The Two Orphans si svolge interamente nell’anno 1784. E la Rivoluzione non vi figura affatto: né le prime rivolte del 1789, né il Terrore del 1794. Elementi quali la presa della Bastiglia, il tribunale, la ghigliottina, il Comitato di Salute Pubblica, Danton, Robespierre e le danze orgiastiche della carmagnola provengono invece – e rimangono pressoché inalterati – da opere di altri drammaturghi di epoca vittoriana. In The Two Orphans, la tensione sociale e la protesta politica emergono unicamente dagli accenni ai ripetuti rinvii di una rappresentazione del Mariage de Figaro di Beaumarchais cui dovrebbe presenziare de Vaudrey. In The Two Orphans mancano anche il prologo con l’assassinio del primo marito della contessa De Linière, il rapimento della figlioletta Louise, il salvataggio di Louise che viene raccolta sui freddi gradini della chiesa e portata nella povera famiglia in cui vive la piccola Henriette. Griffith avrebbe trovato i modelli per il suo prologo in altri drammi. La pièce teatrale comincia invece con l’arrivo a Parigi delle due “sorelle”, il rapimento di Henriette e l’inserimento forzato di Louise nella famiglia Frochard. In seguito, Henriette incontra De Vaudrey, che, casuale e inorridito spettatore di un’orgia in casa del marchese De Praille, la aiuta a mettersi in salvo.Nel testo teatrale, l’idillio tra Henriette e de Vaudrey si sviluppa molto più lentamente che nel film di Griffith: sono le vicissitudini di Louise, più che la storia d’amore, a generare tensione e ansia nel pubblico. La compassione per Louise viene accentuata dalla malinconica canzone da lei cantata mentre mendica per le strade e i cui versi non sono stati finora ritrovati, mentre la melodia di Henry Tessington è ripresa e citata nell’andante della partitura del 1921 preparata per il film da Louis F. Gottschalk e William Frederick Peters. Il copione teatrale di Jackson richiede una serie di angosciosi contrattempi che impediscono alle due sorelle di ritrovarsi, finché il pubblico, sollevato dalla tensione, è disposto ad accettare come del tutto plausibile il loro casuale ricongiungimento. Una delle più evidenti ed ingegnose varianti griffithiane rispetto a The Two Orphans è stata quella di dare maggiore peso al personaggio di Henriette. Questo riequilibrio dei ruoli, che rende Louise – tenuta prigioniera e minacciata sessualmente da Jacques Frochad – ancor più passiva e impotente rispetto alla disperazione di Henriette e al suo quasi inutile tentativo di rintracciare la sorella, amplia palesemente il ruolo di Lillian Gish. Il personaggio di Henriette è ulteriormente sviluppato dalle sua non premeditata offerta di asilo a Danton, dalla conseguente malevolenza nei suoi confronti di Robespierre e dalla rinuncia all’amore e al matrimonio fino a che non sia stata ritrovata Louise. E interpretare le sfumature delle emozioni più complesse – amore, paura, sconcerto, diniego – ha sempre rappresentato la pièce de résistence nello sperimentato repertorio espressivo di Lillian Gish. Il copione francese e quello inglese rievocano entrambi le colpe segrete della Contessa – il primo matrimonio, il rapimento della figlioletta, le seconde infelici nozze – che la nobildonna confida a de Vaudrey per incrinare la fiducia tra il conte de Linières e suo nipote, dissidio che si aggrava ulteriormente quando il conte, giudicando il prossimo a misura della propria moralità, si convince erroneamente che Henriette sia l’amante di de Vaudrey. – DAVID MAYER [DWG Project # 603]L’idea di aggiungere Orphans of the Storm al nostro repertorio di Live Cinema risale addirittura al 1999, anno di nascita della stessa Photoplay Productions. All’epoca ci era stato commissionato un documentario su Griffith, la cui lavorazione doveva procedere di pari passo col restauro di un altro dei suoi lungometraggi. Dopo la preparazione di Intolerance e Broken Blossoms, il candidato più logico era parso The Birth of a Nation ma, in ragione di tutte le controversie riguardanti il film, il primo della lista divenne Orphans. Poi Channel Four decise di buttarsi a capo chino nella mischia e optò per The Birth, ma il sogno di Orphans rimase (avevamo già investito del nostro in un master video, perciò dovevamo farlo!). Lavorare su Birth ci procurò molte soddisfazioni, ma la più preziosa di tutte fu l’opportunità di instaurare un rapporto di amicizia con John Lanchbery. All’epoca John era probabilmente il più importante direttore/arrangiatore di musica per balletto del mondo e aveva già composto molta musica da film. Ma, dettaglio ancora più importante, era un devoto ammiratore del cinema muto, nonché un ex collega di David Gill, ai tempi in cui David esercitava la professione di ballerino. ‘Jack’ Lanchbery si rivelò la scelta ideale per arrangiare e adattare la partitura originale di Breil per Birth, e tutti coloro che hanno ascoltato la sua esecuzione durante le Giornate del 1997 sanno di quale eccitante ed intensa esperienza musicale si è trattato. Al successo di Birth seguì un altro score originale, da lui composto per un film assai meno problematico: The Iron Horse. E nel 1998 abbiamo avuto il privilegio di ascoltare Jack dirigere la sua partitura, il cui trascinante crescendo finale ha scatenato l’entusiasmo del pubblico di Pordenone, che proprio in quei giorni celebrava l’addio al vecchio teatro Verdi. Noi non vedevamo l’ora che si ripresentasse un’opportunità di lavorare nuovamente con Jack, cosa che anche lui auspicava – e una volta mi disse: “Dentro di me c’è già una nuova partitura che scalpita dall’impazienza!”. Ma tutto sembrava complottare contro di noi, Jack aveva ridotto la sua attività e inoltre si era trasferito in Australia – e questo, temevamo, avrebbe reso estremamente difficile una nuova collaborazione. Ma non era ancora detta l’ultima parola. Benché Channel Four avesse interrotto la sua sponsorizzazione totale di Live Cinema alla fine del 1999, aveva mantenuto un finanziamento parziale per altri tre progetti. Questo resuscitò l’idea di Orphans, per il quale, come già per Birth, pensavamo di usare la partitura originale. Del nuovo adattamento si sarebbe occupato Jack. Che, eccitato dall’idea, si mise subito al lavoro. Ma come avrebbe affermato lui stesso in un appunto di qualche tempo dopo, le cose non furono affatto facili come pensavamo: “Con la copia lavoro di Orphans of the Storm mi è arrivata la partitura originale dell’accompagnamento per piano di Louis Gottschalk e W.F. Peters. Dopo averla esaminata nota per nota, sono giunto alla conclusione che la maggior parte della partitura di Breil sia del tutto inutilizzabile. Non c’è alcun ordito, ma solo una serie di pezzi slegati. Il finale della prima parte manca di una vera progressione drammatica, né vi è traccia del graduale e inesorabile crescendo indispensabile al climax finale della seconda parte. “Dal punto di vista tematico, se si escludono il tema di Jacques-Forget-Not e l’incantevole tema d’amore che è una citazione dall’aria “Connais-tu le pays?” dalla Mignon di Ambroise Thomas, la composizione mi pare quasi tutta decisamente deludente. Ma l’indicazione che mi lascia più perplesso in assoluto è quella che suggerisce di suonare le scene comiche del valletto Picard… in modo silenzioso! “A questo punto, mi accingo a ricominciare praticamente da zero. Mi è stato chiesto di comporre un’ouverture per le esecuzioni dal vivo e, come incipit ideale, ho pensato a un tema di morte, da riprendere anche in seguito di quando in quando. Il tema d’apertura originale era una trita gavotta: a noi occorre un’introduzione qualitativamente migliore e che offra maggiori possibilità di sviluppo. Lo stesso vale per il tema delle due sorelle. Là dove occorre approfondire maggiormente le loro singole specificità. Ma anche la Mère Frochard merita qualcosa di ben più vigoroso. Per quanto riguarda l’orchestrazione mi atterrò strettamente all’organico strumentale di un’orchestra sinfonica degli anni ’20”.E così avremmo avuto uno score originale! Jack ci mandò una registrazione dei temi proposti per sottoporli alla nostra approvazione, ma da quel momento in poi procedette da solo, né avremmo ascoltato altro fino al momento della registrazione, cosa che per noi fu del tutto inusuale. Io gli avevo fornito un elenco dettagliato col time code delle varie sequenze del film su cui sincronizzare la sua partitura (agli appassionati di statistiche piacerà sapere che l’elenco numerico era composto di oltre 2300 elementi, 2189 dei quali riguardavano le singole sequenze o le didascalie del master su cui stavamo lavorando). Lo score, che fu completato nel giugno del 2001, era stato interamente composto e orchestrato da Jack. 850 pagine di musica, dove ogni singola nota recava l’impronta impeccabile della sua calligrafia. Era stata un’impresa molto faticosa, e lui ne era uscito duramente provato. Durante una sua visita londinese nell’aprile dello stesso anno, Jack mi rivelò che il suo cancro, dopo un lungo periodo di remissione, era ricomparso. Tuttavia mi assicurò che sarebbe stato in grado di completare il progetto; promessa che riuscì a mantenere, ma di strettissima misura. Registrammo lo score del film a Praga, in una settimana, nel settembre del 2001. Negli ultimi giorni di registrazione, Jack cominciò ad accusare un forte mal di schiena, e alla fine della settimana ebbe inizio il suo calvario. E tuttavia la sua bacchetta non vacillò un solo istante, e la sua direzione orchestrale fu all’altezza delle aspettative. Riuscì perfino a completare la concitata scena del salvataggio finale – con sincronizzazione perfetta – e in un’unica ripresa. Quella settimana resterà indimenticabile anche per altre ragioni: durante la quarta giornata di registrazione fummo interrotti dalla notizia dell’attacco al World Trade Center di New York. La registrazione di Orphans fu per Jack l’ultimo lavoro importante come direttore d’orchestra. Quando completammo l’edizione del film, ripartì per l’Australia e non lo rivedemmo più. È morto nel febbraio del 2003. Jack aveva sempre auspicato di poter presentare Orphans con un accompagnamento musicale dal vivo. All’epoca non avevamo ancora una copia positiva del film – i nostri tentativi di acquisire il negativo da cui era stato tratto il master video in nostro possesso rimasero insoddisfatti per ben cinque anni, e l’interra vicenda sarebbe degna di un racconto a sé. A questo punto non vediamo l’ora di riascoltare il suo meraviglioso score, che verrà riportato in vita dalla bacchetta di Timothy Brock, in una Giornata particolarmente significativa per la sua coincidenza col nostro ritorno al teatro Verdi e col decimo anniversario della morte di David Gill. Per quanto mi riguarda, sarà il completamento di una lunga storia personale. La prima volta che vidi il film fu nel 1972, al National Film Theatre, con mio padre, che ne serbava ancora vivo il ricordo dai tempi della sua prima distribuzione. Quella notte sperimentammo sulla nostra pelle un finale à la Griffith. La rete ferroviaria era in sciopero, lo spettacolo precedente, (si proiettava America) era durato più del previsto e Orphans era cominciato con notevole ritardo. La serata scorreva a rilento e noi ci rendevamo sempre più conto che, a rischio di perdere l’ultimo treno, non avremmo mai fatto in tempo a vedere la fine del film. Perciò, mentre Lillian Gish procedeva tragicamente sulla carretta dei condannati, dovemmo mestamente affrettare i nostri passi alla volta del treno. Si sarebbe salvata all’ultimo momento? Per avere una risposta certa avrei dovuto aspettare ancora molti anni… Ma in questa serata davvero speciale saremo tutti là, fino alla fine, con il pensiero rivolto a Jack, mentre la sua musica risuonerà nella sala del Verdi e il magnifico film epico di Griffith ci trascinerà tutti quanti verso il suo avvincente finale. – PATRICK STANBURYGriffith e le sorelle Gish Orphans of the Storm fu per entrambe le sorelle Gish l’ultimo film con Griffith; e fu proprio Lillian, che molto aveva contribuito a mettere su lo studio di Mamaroneck, a scoprire e a proporre a Griffith la pièce The Two Orphans. “Intendiamoci, non potevo certo imporgli una mia scelta, ma solo limitarmi a suggerire, col dovuto tatto, di prenderla in esame. Griffith mi disse che io volevo questo film solo perché c’è una parte per Dorothy. Allora gli ricordai la formidabile popolarità del testo. Fortuna volle che in quei giorni il dramma andasse in scena all’Italian Theatre sulla 14a strada, con protagonista Mimi Aguglia; Dorothy ed io lo portammo a vederlo in italiano. Ovviamente Griffith non poteva capire, ma la storia gli piacque e per renderla più spettacolare decise di ambientarla sullo sfondo della Rivoluzione francese.” Frank Puglia, che era uno dei membri dell’Italian Theatre, venne scritturato per il ruolo dello storpio Pierre. A Mamaroneck molti esponenti della comunità italiana recitarono nel film. L’abilità registica di Griffith emerge con rinnovata evidenza nella sequenza che chiude la prima parte del film, quando Lillian sente, la voce della “sorella” da tempo perduta che sta chiedendo l’elemosina nella strada sottostante. Per prima cosa, in un film muto, era già un grosso azzardo basare un’intera scena su una voce che nessuno poteva sentire, ma l’importanza conferita a quella voce aveva richiesto al contempo uno sforzo ai limiti dell’impossibile da parte di Lillian Gish. Griffith le parlò durante tutta la scena, e pare quasi di sentire la sua voce insieme a quella di Dorothy. Quando videro il montaggio finale, Lillian disse che secondo lei il crescendo drammatico era stato protratto troppo. “Lui si stizzì e mi rispose che lo avevo costretto io a fare così, con la mia recitazione troppo intensa nel momento clou della prima parte. ‘Avevi già portato il climax al culmine dell’intensità. Come potevo andare oltre?’” In Broken Blossoms, Lillian Gish aveva fatto esordire Henrik Sartov, un cameraman specializzato nelle riprese flou, che rimase presso lo studio di Mamaroneck anche per i film successivi, squilibrando i rapporti tra Billy Bitzer e Griffith. Bitzer si presentò in ritardo sul set di una scena di Orphans, e da quel momento non fu più l’unico cameraman nelle produzioni di Griffith. Griffith era costretto a lavorare con la massima rapidità nelle riprese in esterni. “A Mamaroneck c’era un tizio affetto da reumatismi che gli prediceva il tempo”, raccontò Dorothy. “Griffith prima chiamava l’ufficio meteorologico, poi consultava l’uomo coi reumatismi. Un giorno che non volle dargli retta il tempo si rannuvolò”. Dorothy ricordava anche che Griffith, sul set della scena nella cantina, dopo averle fatto trascorrere un pomeriggio terrorizzante circondata dai topi, aveva deciso che forse ‘per il pubblico’ poteva essere eccessivamente disturbante vedere i ratti che le si arrampicavano addosso... Le scene notturne, sempre secondo Dorothy, erano state le più gravose. C’erano svariate cineprese, ma anche un gran numero di lampade ad arco. I raggi ultravioletti non schermati le avevano procurato una dolorosa infiammazione oculare, conosciuta come la sindrome di Klieg, e tuttavia lei aveva dovuto continuare a lavorare senza limiti di orario. “Avevamo una troupe di gente fantastica. Tutti quanti ci impegnavamo per raggiungere i migliori risultati possibili”. Ma Griffith rimpiangeva di essersi imbarcato nel progetto di The Two Orphans – cui avrebbe preferito un film sulla Rivoluzione francese con Lillian Gish e Monte Blue. Dopo aver girato la scena del ricongiungimento finale delle due sorelle ai piedi della ghigliottina, Griffith notò che Lillian non sembrava soddisfatta. “Gli bastava un’occhiata per capire se qualcosa mi era piaciuto o no”, ricordava l’attrice. “Mi disse ‘A quanto pare Miss Giish – mi chiamava sempre così – non è contenta di questa scena”. Al che io replicai: “Non esattamente, Mr. Griffith… mi sembra solo troppo simile ad altre scene dei suoi film precedenti e ritengo che da lei sia lecito aspettarsi di più. ‘Bene, disse lui, visto che è tanto brava, perché non sale di nuovo lassù e non ci fa vedere lei come andrebbe girata?’. Insomma, eravamo lì circondati da una folla di comparse; e almeno un centinaio di persone avevano assistito al nostro scambio di battute. Così scesi nuovamente dalla scalinata, e interpretai l’incontro con Dorothy immaginando quale sarebbe stata la reazione di una ragazza che finora aveva creduto la sorella morta invece di limitarmi semplicemente a scendere le scale. Quando ebbi finito, Griffith non disse una sola parola. Si lasciò cadere in ginocchio davanti a me, mi prese le mani, le baciò, e volgendo lo sguardo sui presenti, disse: “Beh, bisogna proprio dire che sa il fatto suo’”. – KEVIN BROWNLOW

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DVD | Le due orfanelle [1]

Uscita in DVD

Disponibile on line da martedì 27 aprile 2010

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Prezzo: 4,99 €
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di Georges Sadoul

Giunte a Parigi nel 1789, le due orfanelle, tirannizzate dalla Frochard e lasciate alla dissolutezza di Vaudrey (Joseph Schildkraut), gli sfuggono, ma scoppia la Rivoluzione e stanno per essere ghigliottinate, quando Danton (Monte Blue) arriva a cavallo per salvarle, all’ultimo minuto. Una produzione ad alto costo: una sola scenografia richiese 60 mila dollari. Griffith vi fu visibilmente influenzato dalla Du Barry di Lubitsch, e i suoi costumi lussuosi, ma stravaganti e molto “1920”, schiacciarono la regia. »

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