Il tempo dei gitani

Film 1989 | Drammatico 142 min.

Regia di Emir Kusturica. Un film Da vedere 1989 con Bora Todorovic, Davor Dujmovic, Ljubica Adzovic, Branko Djuric, Husnija Hasimovic. Cast completo Titolo originale: Dom za vešanje. Genere Drammatico - Jugoslavia, 1989, durata 142 minuti. - MYmonetro 3,64 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Tra immagini surreali e realistiche si snoda la vicenda di Perhan, un giovane zingaro nato e cresciuto nella Jugoslavia del Sud. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,

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Consigliato assolutamente sì!
3,64/5
MYMOVIES 3,13
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,52
CONSIGLIATO SÌ
In un film che richiama il Fellini più visionario e le opere dense di personaggi di Bruegel, Kusturica fonde lirismo e miseria materiale e morale lasciandoci alla fine negli occhi e nel cuore immagini e momenti di lancinante bellezza.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Il giovane Pehran, figlio di una gitana che ora è deceduta e di un soldato che l'ha abbandonata, viene cresciuto dalla nonna, una 'guaritrice' che lo ama più di se stessa. Pehran ha uno zio, Merdzan, che perde tutti i suoi soldi al gioco e una sorella minore, Danira, che ha una gamba menomata. Il ragazzo è innamorato di Azra la cui madre gli è contraria perché è povero. Di conseguenza Pehran finisce con il farsi convincere da uno dei più influenti membri della comunità Rom, Ahmed, a seguirlo. L'uomo gli promette di far curare la sorella a sue spese e poi lo porta a Milano dove lo spinge al furto e alla vendita di bambini.
Mentre sta lavorando ad altri progetti difficili da realizzare, Emir Kusturica legge una notizia relativa alla vendita di bambini in Italia da parte dei Rom. Conosce poi un ragazzino che sta in prigione. Costui viveva con la nonna e aveva passato innumerevoli volte la frontiera senza passaporto. La sua storia gli sembra interessante per un soggetto ma ha bisogno di conoscere dal di dentro la mentalità dei gitani. Entra quindi in una squadra di calcio in un quartiere in cui essi sono presenti in gran numero e, superate le prime diffidenze, viene accettato e può iniziare a comprendere la cultura di questa etnia millenaria originaria dell'India. Da qui ha inizio il percorso che lo porterà a vincere al Festival di Cannes del 1989 il Premio Speciale della Giuria.
Il film, il cui titolo originale significa letteralmente "una casa da appendere", appare come composto da due parti. La prima introduce, con la strutturazione del caos che diverrà poi uno dei segni distintivi del cinema di Kusturica, i vari personaggi cogliendoli mentre vivono nella comunità in Jugoslavia. "Per ottenere un buon risultato non è sufficiente basare un film sul dialogo e sui conflitti, è necessario sistemare i personaggi non in una posizione eretta, ma scuoterli in tutte le direzioni possibili, in modo che l'aria e lo spazio ne siano saturi" afferma Kusturica in un'intervista.
È esattamente ciò che accade nel luogo che sta all'inizio della vicenda con una sceneggiatura che poi si incanala nel pedinamento del percorso che porta Pehran verso una nuova e solo apparentemente più felice vita. Quella Milano che diviene meta raggiungibile vede i Rom confinati in uno spazio desolato che ricorda quello della baraccopoli di Miracolo a Milano. Ma qui non ci sono scope per volare via verso un luogo 'dove buongiorno significhi davvero buon giorno' e la piazza del Duomo è solo il luogo dove fingersi menomati per ricevere del denaro osservati a breve distanza da chi organizza la mendicità. Kusturica è affascinato dalla cultura Rom ma non le fa sconti: prostituzione, furti, prevaricazioni e imbrogli non vengono sottaciuti ma mostrati per narrare la trasformazione di Pehran da bravo ragazzo a giovane uomo che si perde. "Se tu conosci un lavoro onesto, aiutami onestamente" gli dice, al suo arrivo a Milano, Ahmed e il sottinteso è evidente. In un film che richiama il Fellini più visionario e le opere dense di personaggi di Bruegel, Kusturica fonde lirismo e miseria materiale e morale lasciandoci alla fine negli occhi e nel cuore immagini e momenti di lancinante bellezza.

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Tra immagini surreali e realistiche, la vicenda del giovane zingaro Perhan.

Presentato a Cannes dove Kusturica ha vinto il premio per la migliore regia. Tra immagini surreali e realistiche si snoda la vicenda di Perhan, un giovane zingaro nato e cresciuto nella Jugoslavia del sud. La sua infanzia, l'adolescenza e poi il furto, l'omicidio, fino a diventare un boss egli stesso. Si vendicherà uccidendo lo zio che lo ha portato su quella strada. La versione originale, destinata alla televisione, é molto più lunga. Anche se un po' melodrammatico dove non sarebbe necessario, si ricorda per molte sequenze suggestive: l'arrivo a Milano, l'addestramento del tacchino, il tetto che viene portato via durante un temporale.

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Figlio naturale di una zingara, il giovane Penhan (Dujmovic) è costretto a seguire il capo in Italia, a rubare e trafficare in bambini, nani, infermi. Perde l'innocenza, le illusioni, la vita. Opus n. 3 del serbo Kusturica, scritto con Gordan Mihic, è un film d'amore, di avventure e un romanzo di formazione che nell'edizione originale, destinata alla TV, durava 5 ore. La sua tumultuosa vicenda procede per accumulazione su un arco di 15 anni attraverso peripezie ora buffe, ora sanguinose in altalena tra tenerezza e ignominia. Il regista s'è immerso nel mondo e nelle cultura dei Rom con passione senza benevolenza, con una partecipazione che non esclude la lucidità, con una simpatia che non diventa idealizzazione. Sconnesso, ridondante, visionario. L'organizzazione del materiale è discutibile, ma le invenzioni strepitose abbondano. Mai vista al cinema una Milano così onirica e stralunata.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 8 ottobre 2010
nick castle

Il tempo dei gitani, è la pellicola con cui Emir Kusturica si fece conoscere al grande pubblico. E' un viaggio, materiale e mentale del protagonista, che corrotto dalla criminalità, respinge tutto ciò che prima amava, persino il suo primo amore. Per Kusturica è un buon inizio, ma più avanti farà di meglio, perchè Kusturica è come il vino, [...] Vai alla recensione »

sabato 1 agosto 2015
dario

Intrattenimento assicurato, coinvolgimento in uno spettacolo originale, fantastico, ben congnegnato, sincero, commovente e insieme ironico, spregiudicato. Narrazione fluida, magistrale, coerente, intelligente, sensibile. Melodramma in linea con la materia, atmosfere avvolgenti, musica suggestiva. E, ancora, personaggi irrinunciabili, vicende picaresche, aderenza e amore per le storie e i personaggi. [...] Vai alla recensione »

mercoledì 28 novembre 2012
antonius block

Stupefacente come Kusturica riesca a mostrarci nella sua più intima naturalezza una realtà sempre guardata, ma mai osservata con attenzione, quella dei gitani. La bravura sta nel mostrare quanto sia diverso il mondo gitano rispetto al nostro nelle forme, ma non nella sostanza, nei sentimenti, nei rapporti umani, nell' essenza delle nostre vite.

domenica 14 dicembre 2014
arnaco

Nella versione che ho io il finale non è ne' doppiato ne' sottotiloto, mi dicono per problemi di censura. Per chi è nella mia stessa situazione ecco i sottotitoli: "So cosa stai pensando. Perdonami se non sono venuto prima ad aiutarti. Forse dovrei lasciarti così, per vedere se prima tu aiuti me. Sono sempre stato buono con te.

martedì 11 dicembre 2012
paride86

Magnifico e denso affresco della vita gitana, personificata nella storia di Perhan, giovane e ingenuo zingaro che perderà l'innocenza seguendo lo zio in Italia. Film ridondante ed eccessivo, si fa notare per l'onestà e la lucidità del racconto, ma non è certo il migliore di Kusturica.

sabato 25 aprile 2009
Alberich

Uno dei migliori di Kusturica in assoluto.

mercoledì 8 settembre 2010
geovespa

ho visto il film su sky ma non riesco a trovare il dvd qualcuno può aiutarmi...mi pare che alcuni anni fa il dvd era allgato al corriere della sera. per informarmi pregasi inviare a celso2@interfree.it

winner
miglior regia
Festival di Cannes
1989
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