Marjorie Prime

Film 2017 | Fantascienza, Drammatico +13 99 min.

Titolo originaleMarjorie Prime
Anno2017
GenereFantascienza, Drammatico
ProduzioneUSA
Durata99 minuti
Regia diMichael Almereyda
AttoriJon Hamm, Geena Davis, Tim Robbins, Lois Smith, Stephanie Andujar, Leslie Lyles Azumi Tsutsui.
TagDa vedere 2017
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Michael Almereyda. Un film Da vedere 2017 con Jon Hamm, Geena Davis, Tim Robbins, Lois Smith, Stephanie Andujar, Leslie Lyles. Cast completo Titolo originale: Marjorie Prime. Genere Fantascienza, Drammatico - USA, 2017, durata 99 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Il marito è defunto ma grazie ad un'azienda che riproduce le immagini olografiche delle persone morte una donna potrà ancora parlare con lui. Al Box Office Usa Marjorie Prime ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 168 mila dollari e 24 mila dollari nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
ASSOLUTAMENTE SÌ
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Cinema
Trailer
Un'opera che mantiene il rigore filosofico di una fantascienza da camera e si interroga su possibilità neppure poi così fantascientifiche.
Recensione di Andrea Fornasiero
venerdì 17 marzo 2017
Recensione di Andrea Fornasiero
venerdì 17 marzo 2017

Gli ologrammi come supporti alla nostra memoria e allo stesso tempo come fantasmi. Questo l'assunto del testo teatrale di Jordan Harrison, finalista al premio Pulitzer nel 2015, dove una donna anziana parla con il marito dei bei tempi andati. Il marito le appare però giovane come lei lo ricorda e di quegli anni passati sembra sapere molto di più lei, solo però sulla base dei racconti che ha già ascoltato infinite volte dalla donna. È infatti un ologramma, con le sembianze del giovane marito, a registrare quelle storie e poi a interagire con la vecchia, facendo da supporto sia visivo sia verbale alle sue memorie, riportando ordine in una mente franta dall'Alzheimer. A programmarlo è stato il genero dell'anziana, uno scienziato, mentre la figlia non è così convinta che sia una buona idea creare una sorta di fantasma digitale di suo padre.

A sorreggere un film ambientato, tolti pochissimi flashback, tra le stanze di un solo appartamento sono dunque gli attori a partire da Lois Smith, che riprende il ruolo dell'anziana Marjorie già portato in scena nell'Off Broadway, spesso in duetti con Jon Hamm nei panni virtuali del giovane marito di lei, Walter.

Il cognato Jon è invece interpretato da Tim Robbins, mentre sua moglie Tess, è Geena Davis, in un raro ruolo da protagonista al cinema. Il dilemma filosofico che affronta la coppia è simile a quello visto in Her di Spike Jonze, anche qui infatti ci si chiede se non sia un crudele inganno un partner artificiale, per altro meno evoluto della AI con la voce di Scarlett Johansson e quindi incapace di provare emozioni ma solo abile a simularle. Se la questione ontologica sulla natura umana la fa da padrona, con effetti sia drammatici sia sorprendenti nel procedere del film, l'altro tema cruciale è naturalmente quello della memoria in rapporto in particolare all'elaborazione del lutto. Come nell'episodio "Torna da me" di Black Mirror è infatti possibile simulare il ritorno in vita di un caro estinto e addirittura in questo caso arricchirlo dei propri ricordi fino a farne una versione ideale, perfetta per le nostre esigenze, dotato di una vita che può essere spenta e riaccesa a piacimento e incapace in fondo di deluderci.

Il testo regala straordinari duetti e alcuni notevoli monologhi agli attori, tanto che la staticità della situazione si scioglie negli intensi primi piani delle performance. Notevole poi il lavoro sia della musicista dal gusto minimalista Mica Levi, già a suo agio con la fantascienza più cerebrale in Under the Skin, sia del direttore della fotografia Sean Price Williams. I due lavorano in un sottile contrasto, dove ai colori caldi di Long Island si giustappone un commento musicale meno rassicurante, innestando di lieve inquietudine quello che a prima vista apparirebbe come un quadro idilliaco. Sul finale invece lo score abbraccia i toni dolci della fotografia e delle memorie perdute, inserendo anche una sezione di Wave Movements di Richard Reed Parry e Bryce Dessner.

Almereyda, nella fedeltà al testo e nella quasi totale unità di luogo, ritaglia per sé un ruolo poco appariscente ma cruciale, scegliendo un tono contemplativo, che lascia respirare gli attori e lavora di ellissi punteggiate da dettagli domestici. Il taglio meditativo e il rigore della messa in scena ne fanno un film che richiede uno sforzo partecipativo, ma pronto a ripagarlo con una riflessione profonda e umanissima.

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