Bohemian Rhapsody

Film 2018 | Biografico, Drammatico, Musicale 134 min.

Regia di Bryan Singer. Un film con Rami Malek, Joseph Mazzello, Lucy Boynton, Mike Myers, Aidan Gillen, Ben Hardy. Cast completo Titolo originale: Bohemian Rhapsody. Genere Biografico, Drammatico, Musicale - Gran Bretagna, USA, 2018, durata 134 minuti. Uscita cinema giovedì 29 novembre 2018 distribuito da 20th Century Fox. Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Condividi

Aggiungi Bohemian Rhapsody tra i tuoi film preferiti
Riceverai un avviso quando il film sarà disponibile nella tua città, disponibile in Streaming e Dvd oppure trasmesso in TV.




oppure

I Queen e il loro frontman Freddie Mercury: la loro unicità di stile, la scalata sulle vette della musica mondiale fino all'iconico concerto Live Aid 1985, una delle più grandi performance della storia. Al Box Office Usa Bohemian Rhapsody ha incassato 100 milioni di dollari .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Un biopic che si sforza di piacere a tutti ma che rimane privo di quella luccicanza che ha reso Mercury immortale.
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 12 novembre 2018
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 12 novembre 2018

Da qualche parte nelle suburb londinesi, Freddie Mercury è ancora Farrokh Bulsara e vive con i genitori in attesa che il suo destino diventi eccezionale. Perché Farrokh lo sa che è fatto per la gloria. Contrastato dal padre, che lo vorrebbe allineato alla tradizione e alle origini parsi, vive soprattutto per la musica che scrive nelle pause lavorative. Dopo aver convinto Brian May (chitarrista) e Roger Taylor (batterista) a ingaggiarlo con la sua verve e la sua capacità vocale, l'avventura comincia. Insieme a John Deacon (bassista) diventano i Queen e infilano la gloria malgrado (e per) le intemperanze e le erranze del loro leader: l'ultimo dio del rock and roll.

Per il cinema le rockstar presentano un vantaggio: raramente muoiono nel loro letto, piuttosto di overdose, suicidi o annegati. Da qui l'affermarsi di un genere che è rimasto ormai senza fiato.

Un genere che segue uno schema obbligato: l'infanzia modesta, il trauma fondante, l'ascensione con prezzo annesso da pagare quasi sempre con una tossicodipendenza, la caduta, la redenzione a cui segue qualche volta la malattia e la morte. Insomma visto uno, visti tutti. Ma a questo giro di basso 'immortale' era lecito aspettarsi di più. Invece in Bohemian Rhapsody, proprio come in Ray o in Quando l'amore brucia l'anima - Walk the Line, l'originalità non è in gioco. Quello che conta è la ricostruzione pedissequa e la performance emulativa degli attori.

Dal premio assegnato a Jamie Foxx poi (Ray), il biopic è diventato un 'apriti sesamo' per gli Oscar. La somiglianza somatica e il mimetismo dei gesti cruciali. Lo sa bene Rami Malek assoldato per una missione praticamente impossibile: reincarnare l'assoluto, quel mostro di carisma e virtuosità che era Freddie Mercury. Pianista, chitarrista, compositore, tenore lirico, designer, atleta, artista capace di tutti i record (di vendita), praticamente uomo-orchestra in grado di creare e di crearsi. Un demiurgo che in scena non temeva rivali, che mordeva la vita, aveva la follia dei grandi e volava alto, lontano.

Le buone intenzioni e l'impegno pur rigoroso e lodevole dell'attore americano si schiantano rovinosamente contro il mito e una protesi dentale ingombrante che lo precede di una spanna ovunque vada. Non c'è rifugio in cui Malek possa fuggire o ripiegare. Con buona pace di Hollywood e di Baudrillard, l'aura di Freddie Mercury non conosce declino e schianta il suo simulacro.

In soccorso dell'interprete arriva solo il playback che ha richiesto un lungo lavoro di sincronizzazione del labiale e a occhi chiusi fa sognare. È sempre difficile mettere in scena la trasformazione di un musicista in icona, è un'impresa che riesce meglio a un giornalista che a un regista hollywoodiano. La pressione di dovere piacere a tutti lo conduce sovente a una semplificazione del discorso. Un livellamento biografico raramente felice. Eppure era tutto (già) lì.

Quando si nasce a Zanzibar, si cresce a Bombay, si trasloca a Londra, si ha un'estensione vocale di quattro ottave e mani magiche, ci si chiama Farrokh Bulsara, discendente di un funzionario (indiano) britannico negli anni Quaranta, si è già per definizione un personaggio da romanzo, una sorte di moderno nipote di Kipling. I

l film, fortemente voluto e sorvegliato a vista dai membri restanti dei Queen, soprattutto da Brian May che ha certificato l'operazione, non arriva mai a trascendere i passaggi stabiliti del biopic tagliato per gli Oscar. Senza contesto, Freddie Mercury, secondo Bryan Singer e Anthony McCarten (La teoria del tutto), che ha firmato lo script, è una rockstar nel senso più stereotipato del termine, le sue feste sono decadenti, i suoi eccessi leggendari.

Bohemian Rhapsody evoca tutto questo in maniera obliqua, concentrandosi su una star sola e infelice. Il 'cattivo' con cui condivide la sua (breve) vita è scritto con sottigliezza pachidermica e nutrito di cliché omosessuali fino alla nausea, prima che Freddie rinsavisca e riprenda il cammino dritto, sollecitato da un personaggio ovviamente eterosessuale. Bohemian Rhapsody poteva e doveva essere una grande opera rock. Ma degli impeti criptici nascosti dietro "Galileo", "Bismillah", "Scaramouche", "Figaro" o della vertigine lirica di "Bohemian Rhapsody", il film non conserva che il titolo, nessun eccesso, nessuna luccicanza.

Una vignetta dopo l'altra illustra la vita di Freddie Mercury senza sorprese, gesti anarchici, energia creatrice. Il volto dionisiaco dell'artista resta confinato nell'agiografia, disinnescato dietro baffi posticci, denti finti e un travestimento di troppo. Come Superman e Wolverine prima di lui, Freddie è un supereroe che desidera appartenere a un 'gruppo'. Nel percorso del protagonista si trova la tematica ricorrente del cinema di Singer che qui 'suona' didattico, inerte, placato.

Nella volontà di non disturbare nessuno, Bohemian Rhapsody contraddice il suo proposito, tradisce il suo soggetto, perde il treno e offende i fan, rimpiazzando con le immagini e un concerto copia-carbone (Live Aid) la vita originale che voleva onorare. I Queen hanno voluto preservare a tutti i costi l'immagine del loro leader rendendo alla fine un pessimo servizio a uno dei più grandi divi pop gay degli anni Ottanta, morto una mattina di novembre a quarantacinque anni, al termine di un'agonia segreta, lasciando dietro di sé cumuli di ricordi, brividi e note che fanno ancora vibrare le tavole di Wembley, Hyde Park o del Rainbow Theatre, componendo il best of della nostra memoria.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 16 settembre 2012
Alain Leroy

Curiosa la scelta di terminare il racconto a "Wembley '85", affrontare il tema dell'Aids e della morte del cantante mi sembrava la parte forse più "cinematografica". Forse si è voluto evitare di scadere in banali patetismi e celebrare la grande vitalità di Freddie Mercury, eppure credo si sarebbe potuto affrontare il discorso lo stesso, evitando appunto certi errori.

Frasi
Siamo quattro emarginati male assortiti che suonano per altri emarginati.
Una frase di Freddie Mercury (Rami Malek)
dal film Bohemian Rhapsody - a cura di MYmovies.it
NEWS
BOX OFFICE
lunedì 5 novembre 2018
Andrea Chirichelli

Bohemian Rhapsody stravince il weekend di Halloween con un esordio memorabile: ben 50 milioni di dollari, esattamente il costo di produzione, sono entrati nelle casse di Fox. Il film ha battuto anche l'esordio di A Star is Born (guarda la video recensione) [...]

Vai alla home di MYmovies.it
Home | Cinema | NETFLIX | Database | Film | Calendario Uscite | MYMOVIESLIVE | Dvd | Tv | Box Office | Prossimamente | Trailer | Colonne sonore | MYmovies Club  ver: au12.
Copyright© 2000 - 2018 MYmovies.it® - Mo-Net s.r.l. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale. P.IVA: 05056400483
Licenza Siae n. 2792/I/2742 - Credits | Contatti | Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso | Accedi | Registrati