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Dogman, chi era davvero Er canaro della Magliana? E perché ha ucciso?

Tutti i dettagli e le incongruenze dell'efferato delitto che ha ispirato il fortunato film di Matteo Garrone.
di Francesca Ferri

Dogman

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Marcello Fonte (40 anni) 7 novembre 1978, Melito Porto Salvo (Italia) - Scorpione. Interpreta Marcello nel film di Matteo Garrone Dogman.
lunedì 28 maggio 2018 - News

Matteo Garrone ritorna su una pagina nera della cronaca romana degli anni '80 a cui è ispirato il dramma cupo e crudo che è Dogman. Si tratta dell'omicidio, in seguito ad efferate torture, del criminale e pugile dilettante Giancarlo Ricci, da parte di Pietro De Negri, detto "er Canaro della Magliana", magnificamente interpretato nel film da Marcello Fonte, Palma d'oro al Festival di Cannes come Miglior Attore. Tuttavia, il regista non voleva ricostruire i fatti ma offrire un racconto romanzato della vicenda da cui prende le distanze. Garrone voleva piuttosto sondare l'animo dei bruti di periferia dimenticati dal mondo.

Er Canaro della Magliana, così veniva chiamato in dialetto romanesco Pietro De Negri, era un toelettatore di cani che esercitava la sua attività nella zona popolare della Magliana Nuova a Roma, un'area paludosa e malsana di degrado e abusivismo edilizio.
Francesca Ferri

Alle 7 del mattino del 19 febbraio del 1988, un allevatore che stava portando i suoi cavalli a pascolare nella Buca, considerata la discarica del quartiere, vide, tra vecchi frigoriferi e televisori rotti, una colonna di fumo alzarsi da quello che sembra un cumulo di stracci. Il cadavere mutilato e bruciato di un uomo sulla trentina si scoprì sotto gli stracci. Era Giancarlo Ricci, 27 anni, ex pugile e considerato nel quartiere un tipo poco raccomandabile per i suoi legami con la banda della Magliana. La polizia subito cercò nella mafia o nella droga, di cui l'uomo faceva grande uso, le ragioni dell'orribile delitto che i telegiornali raccontarono nel dettaglio. Un paio di giorni dopo, invece, De Negri confessò di aver ucciso Ricci e di averlo torturato per almeno sette ore prima che morisse. Negli interrogatori dopo l'arresto e in un memoriale scritto dal carcere De Negri raccontò i dettagli più scabrosi: l'insospettabile omicida disse di aver aperto il cranio di Ricci e di avergli fatto "lo shampoo al cervello", usando un prodotto che usava per lavare i cani.

L'omicidio fece molto parlare per le sette ore di torture ma, in realtà, dalle prime autopsie non risultarono prove di uno shampoo al cervello. De Negri si era quindi inventato diversi particolari della storia, non è ben chiaro perché. I giornali parlarono di Davide contro Golia a proposito di questo omicidio che rovesciò il rapporto di vittima e carnefice che si era instaurato negli anni tra il gentile toelettatore di cani e l'aggressivo ex pugile.


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